lunedì 22 settembre 2014

Rassegna Stampa Udienza di Roma


Arriva in tribunale la battaglia dei caregiver familiari
Sono 400 le persone che hanno fatto ricorso per il riconoscimento dei diritti umani di chi si prende cura dei propri familiari affetti da gravi disabilità. Tra le richieste tutele previdenziali e possibilità di curarsi. “Ci sentiamo ai domiciliari, ma senza reato”

22 settembre 2014 - 14:30
ROMA - È stata rinviata al prossimo 14 ottobre l’udienza relativa al ricorso a favore dei caregiver familiari, che chiedono il riconoscimento giuridico di quella particolare categoria di persone che si prende cura dei propri familiari non autosufficienti affetti da grave disabilità o malattia. Un impegno a titolo del tutto gratuito, che permette ingenti risparmi alla casse dello Stato: dai 400 ai 1000 euro al giorno a famiglia, secondo le stime dei ricorrenti. 
La battaglia dinanzi ai giudici del Tribunale del lavoro è partita circa due anni fa, quando il Coordinamento nazionale famiglie disabili gravi e gravissimi ha presentato un’azione collettiva nei confronti dell’Inps nelle città di Milano, Roma e Palermo, a cui hanno preso parte 400 ricorrenti, di cui oltre 100 nella sola Capitale. Obiettivo: l’accesso ai diritti umani fondamentali, dal riconoscimento delle tutele previdenziali al diritto alle cure mediche. 
“Stanchi delle troppe leggi ferme da troppo tempo in Parlamento abbiamo deciso di intraprendere un’azione legale – spiega Chiara Bonanno, portavoce del Coordinamento e promotrice del blog dedicato ai caregiver familiari “La cura invisibile”(http://la-cura-invisibile.blogspot.it) –. Il ricorso mira al riconoscimento dei diritti umani più elementari per i family caregiver, quali quello al riposo, alla salute, alla vita sociale, completamente annullati in un contesto di moderna schiavitù sommersa di cui molti sono all’oscuro. Ci sentiamo ai domiciliari, senza aver commesso un reato”.
Anna, 49 anni, un impiego nel settore vendite di una multinazionale, si prende cura da sola della propria figlia 27enne, affetta da una grave cerebrolesione. “Sono separata da quando lei aveva tre anni, il mio compagno è morto due anni fa, la mia famiglia è in Sicilia e il padre di mia figlia da due anni non telefona neppure per sapere se è viva o se è morta – racconta –. 
La mia azienda non sa che ho una figlia disabile, devo comprare dei farmaci molto costosi che non vengono forniti dalla sanità pubblica e mio marito non paga gli alimenti. Posso usufruire di cinque ore e mezzo di assistenza domiciliare dal lunedì al venerdì, che non mi coprono neppure l’orario di lavoro, il resto devo pagarlo io. Il sabato e la domenica svolgo da sola il lavoro di cinque persone. Negli ultimi anni mi sono dovuta sottoporre a due interventi chirurgici e ho un problema al cuore. Trovare il tempo per curarmi è un problema». Un problema che Anna condivide con tanti altri caregiver familiari, le cui condizioni di salute risentono di una vita difficile e talvolta ai limiti delle potenzialità umane e che, in alcuni casi, non riescono neppure a trovare il tempo necessario per fare visite ed esami. “Eppure – precisa Bonanno – non vogliamo mandare i nostri cari negli istituti, perché vogliamo comunque consentirgli di fare una vita dignitosa tra i propri affetti e nel proprio ambiente”.
“Nei confronti delle nostre istanze c’è stata una chiusura tombale – commenta l’avvocato Marco Vorano, che ha seguito la causa insieme a un team di giuristi e legali –. Ci siamo rivolti al Tribunale perché, non essendoci una norma specifica, ci appelliamo al principio dell’analogia rispetto a chi si trova in situazioni simili, come per esempio chi svolge un lavoro usurante. Non esiste una legge, la politica non ci ascolta e allora non ci resta che il Tribunale per far valere le nostre ragioni". 
Già lo scorso 15 luglio la sezione Lavoro del Tribunale di Milano aveva dichiarato nullo il ricorso. Il motivo? Perché il problema sottoposto all’autorità giudiziaria dovrebbe trovare la soluzione tra le aule del Parlamento. Ma i caregiver non si arrendono e in molti già pensano di portare le loro istanze alla Corte Europea per i diritti umani e al Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite. Nel frattempo hanno trovato un simbolo che ha l’ambizione di fare il giro del mondo: un nastro arancio-blu a sostegno dei diritti del family caregiver. L’arancio per indicare i diritti umani, il blu navy contro la schiavitù. (Antonella Patete)
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‘Caregiver’, in Tribunale per forza. Diritti umani negati

LUNEDÌ 22 SETTEMBRE 2014 15:21 A. P. | STAMPA |



caregiver‘Caregiver’: colui o colei che si prendono cura, in ambito domestico, di un familiare non autosufficiente a causa di una gravissima disabilità. ‘Caregiver’: colui o colei che per lo Stato italiano non esistono!

Ecco allora che la strada per farsi ascoltare, quasi mendicando quell’attenzione negata dalla Politica, rimane quella che porta ai tribunali. Prima a Milano, dove in Luglio e’ andata male, adesso a Roma. Presso la sezione lavoro del Tribunale Ordinario della Capitale (giudice Capaccioli) si e’ infatti tenuta l'udienza per il ricorso collettivo che mira al riconoscimento dei diritti umani per i Family Caregiver - qui in foto una piccola parte dei ricorrenti - persone che appunto prestano lavoro di cura ai propri congiunti con disabilità grave e gravissima. Vale a dire SLA, linfomi, tetraparesi e tutte quelle altre malattie terribili che costringono alla immobilità.

Per svegliare il legislatore nazionale - perché a livello regionale esistono già le norme approvate da Lombardia, Sicilia, Lazio, Liguria, Puglia, Sardegna - occorre coalizzarsi e fare ricorso. Le secchiate di acqua gelida - lo si e’ visto - servono solo a far fare passerella sui Social network! Almeno in Italia, dove l’ipocrisia e’ sovrana.

Chiara Bonanno e Maria Simona Bellini, del Comitato promotore Ricorso Family Caregiver, a tale ipocrisia si sono ribellate decidendo di affrontare i giudici.


Signora Bonanno, il ritardo legislativo e’ solo italiano? “Purtroppo sì. Pensi che il riconoscimento non e’ sancito solo dal diritto di Germania, Spagna, Regno Unito ma anche di Polonia, Grecia e Romania. Ciò che in Italia si nega altrove e’ dato di fatto: e parlo di diritto al riposo e alla salute. Amministrazioni assenti rappresentano un ulteriore dramma che si aggiunge a quello che viviamo ogni giorno”.

A Milano però non avete vinto. “E’ vero, ma si e’ trattato di un ricorso apri-pista come del resto questo romano. Come argomentò il giudice lombardo, e’ compito della politica legiferare. Ma noi teniamo duro, ci ripresenteremo davanti al Tribunale di Milano e in altre città d’Italia. Nel dramma che viviamo quotidianamente, lei crede che ci spaventi arrivare fino alla Corte Europea per i Diritti Umani e al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite?”.

Possiamo considerare la vostra situazione alla stregua del lavoro usurante? “Sì, e lo dicono ricerche mirate. Come quella del premio Nobel Elizabeth Blackburn (biologa australiana naturalizzata statunitense che lavora presso l’Università della California; fonte Wikipedia - N.d.R). che nel 2009 dimostrò come i Caregiver vivano in media 17 anni in meno rispetto a un lavoratore ‘normale’. E’ anche per tale ragione che chiediamo la possibilità di pre-pensionamento o di invalidità. Ed e’ per questo che la nostra controparte in tribunale e’ l’Inps”.


Signora Bellini, vedendovi tutti qui mi vengono in mente le manifestazioni organizzate dal Comitato 16 Novembre davanti al Ministero dell’Economia… 

La discussione sui fondi dell’assistenza diretta/indiretta, il sottosegretario Baretta che fa il balletto incalzato dalla telefonata per lui scomoda… “Ricordo anch’io. Noi siamo solidali con loro e con tutti coloro che cercano di fare qualcosa: i problemi sono di tutti e tutti ci impongono di essere parte comune di un dramma generale! E infatti non ci concentriamo su una sola patologia, ci concentriamo sulle persone e sulle loro tragedie”.

Ne ho parlato perche' mi sembra che la politica alla fine rimane sorda. Ci sono solo le secchiate, che fanno tanto ‘web’… 

“Lo scriva: la politica istiga alle divisioni, istiga a mettere malati contro malati! Sarà puro cinismo ma credo sia la verità: gli ammalati di Sla hanno vita breve, vi e’ tutto l’interesse a dare risposte limitate nel tempo! E le famiglie rimangono le vere leve del welfare”.


A perorare i diritti dei familiari degli ammalati e’ l’avv. Marco Vorano del Foro di Venezia. “Milano e Roma rimangono i primi passi di una battaglia. Il diritto di molti Paesi europei e le norme di alcune Regioni fanno già chiarezza, sarebbe auspicabile che anche da parte del legislatore nazionale - e dunque dalla politica - venisse un segnale in tal senso. Per adesso, invece, sono giunte o risposte negative o non-risposte”.






Caregiver familiari, udienza aggiornata al 14 ottobre prossimo

di  | 22 settembre 2014 | Senza categoria | 0 commenti
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La battaglia legale dei Caregiver familiari per ottenere il riconoscimento giuridico del loro status va avanti. L’udienza di questa mattina, davanti al Tribunale di Roma, sezione lavoro, è stata rinviata al 14 ottobre per la discussione. In quella data i ricorrenti si ritroveranno di nuovo davanti all’ingresso dell’edificio di via Lepanto per seguire gli sviluppi della causa intentata contro l’Inps. Ma anche per decidere altre azioni a tutela dei loro diritti.

“È naturale che sia così – ha affermato l’avvocato Marco Vorano, del foro di Venezia, che ha assunto l’assistenza tecnica dei Caregiver, insieme ad una sua collega del foro di Roma – il nostro è un percorso ancora lungo. Davanti al giudice sono emersi alcuni elementi che già conoscevano, come la circostanza che manca una previsione legislativa, ma, a nostro avviso, di ostacoli che possono essere superati”.
In mattinata una trentina di Caregiver familiari si erano radunati davanti al Tribunale per prendere parte alla seconda udienza del processo che ha preso le mosse dal loro ricorso collettivo per ottenere il riconoscimento delle indennità previste per i familiari che assistono altre categorie di disabili gravi e gravissimi. Dall’altra parte della barricata l’Inps. Che si è costituita in giudizio, negando ogni fondamento giuridico alla pretesa dei ricorrenti. Si tratta, a ben vedere, di una battaglia che va ben oltre il valore economico. In pratica i ricorrenti chiedono il riconoscimento del loro status, essendo costretti, per assistere i propri congiunti, disabili gravi e gravissimi, a trascorrere gran parte della giornata in casa, senza alcuna possibilità di lavoro o di svago. Una situazione davvero inaccettabile per la quale, da tempo, i componenti del Coordinamento nazionale chiedono un intervento della politica. Rimasta, come di consueto, a guardare…


giovedì 18 settembre 2014

COMUNICATO STAMPA



Si svolgerà Lunedì 22 Settembre alle 9.00, presso il Tribunale del Lavoro di Roma in Via Lepanto 4, l’udienza sul ricorso a favore dei Caregiver Familiari, dove si sta spontaneamente organizzando un incontro tra i Family Caregiver provenienti da tutta Italia che vogliono assistere all’udienza e a sostegno dell’iniziativa legale.
Il Family Caregiver è colui che si prende cura in ambito domestico di un familiare non autosufficiente a causa di una severa disabilità, colui che a costo di non avere una vita propria, non intende istituzionalizzare il proprio caro per consentirgli di fare una vita dignitosa tra i propri affetti e nel proprio ambiente.
Il ricorso mira al riconoscimento dei diritti umani più elementari per i Family Caregiver, attualmente e irragionevolmente negati, tra i paesi civili, solamente in Italia, quali quello al riposo, alla salute, alla vita sociale, in un contesto di moderna schiavitù sommersa, perpetrata quotidianamente proprio accanto a noi e di cui molti sono all’oscuro, indotta dalla costrizione operata da amministrazioni assenti e sotto la costante minaccia che le persone care possano restare senza alcuna assistenza. 
Cosa farà questa volta la Giustizia per mettere la politica di fronte alle proprie responsabilità? Nell’attesa i Caregiver Familiari italiani stanno denunciando la propria situazione anche all’estero dove nessuno fino a poco fa sapeva nulla della vergognosa assenza dello stato italiano e non si fermeranno fino ad arrivare alla Corte Europea per i Diritti Umani e al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. 
A livello internazionale ha infatti già trovato molto consenso e sostegno l’iniziativa legata al nastro arancio-blu a sostegno dei diritti del Family Caregiver e i colori scelti hanno un significato profondo: arancio per i diritti umani e blu navy contro la schiavitù. Ed è l’ennesima figuraccia per l’Italia che si protrarrà fino all’estirpazione di questa palese ingiustizia indegna di un paese che agli occhi del mondo continua a professarsi civile.
Info: 
Comitato Promotore Ricorso Family Caregiver 
Chiara Bonanno tel. 333 9426324, lacurainvisibile@gmail.com
M.Simona Bellini tel. 333 9294288, presidenza@famigliedisabili.org

mercoledì 10 settembre 2014

Comunicato Stampa




Si è svolto ieri, 9 Settembre 2014, presso il Ministero del Lavoro, un lungo incontro tra il Sottosegretario al Welfare, Franca Biondelli, e i promotori del ricorso collettivo per il riconoscimento del lavoro di cura dei Caregiver familiari sull’annosa questione che in Italia, fanalino di coda dell’Unione Europea sul delicato argomento, ancora non ha trovato risposte istituzionali. 
Il Caregiver familiare è colui che si cura in ambito domestico di un familiare con bisogni di elevata intensità assistenziale in quanto non autosufficiente.
Molti gli argomenti affrontati, che hanno trovato il Sottosegretario in totale e perfetto accordo, in particolar modo sulla necessità di risposte adeguate per la tutela della figura del Caregiver familiare, vera colonna portante del welfare italiano, tuttora priva di quelle tutele, già riconosciute ad altre categorie, tanto da non consentire l’accesso nemmeno ai più fondamentali diritti umani quali riposo, salute, vita sociale. 
Tra le tutele richieste, peraltro oggetto dei ricorsi attualmente in essere in diversi Tribunali italiani, ci sono quelle sanitarie con il riconoscimento delle malattie professionali, quelle assicurative con la possibilità di essere adeguatamente sostituiti nella propria opera in caso di necessità e, non per ultime, quelle previdenziali che prevedano la copertura previdenziale del lavoro di cura per l’accesso ad un pensionamento dignitoso per coloro che, a causa della propria opera, non hanno avuto accesso al mondo del lavoro o vi hanno dovuto rinunciare, e al prepensionamento per chi, pressato dal doppio impegno, professionale e di assistenza, subisce situazioni di usura al di sopra delle umane possibilità. 
La delegazione ha inoltre esposto la necessità che le risposte istituzionali siano adeguatamente commisurate all’intensità dell’impegno, a prescindere sempre e comunque dalla patologia che ha causato la non autosufficienza dell’assistito, e che non debbano mai sottostare a differenziazioni territoriali. 
Anche questi due aspetti hanno trovato perfettamente d’accordo l’On.le Biondelli in quanto anche lei li ritiene attuale causa di profonde ed inaccettabili iniquità.
Tutte le istanze sono state totalmente recepite dal Sottosegretario Biondelli che ha garantito il proprio impegno ad allargare l’attenzione ad altre ed alte rappresentanze istituzionali per la soluzione delle criticità esposte, tra le quali quella fondamentale del Ministro del Lavoro Poletti.
Il favorevole esito dell’incontro assume particolare importanza soprattutto nell’imminenza dell’udienza di Roma sul ricorso a favore dei Caregiver Familiari, che avrà luogo alle 9,00 di lunedì 22 Settembre presso il Tribunale di Via Lepanto 4, dove si sta spontaneamente organizzando un incontro tra i Family Caregiver e non solo di Roma. 
Ad accompagnarli, oltre le buone notizie che arrivano dal Ministero del Lavoro, il nastro blu-arancio realizzato a sostegno dell’iniziativa e che sta facendo il giro del mondo, ed uno slogan emblematico: “Diritti Umani per i Caregiver Familiari!”.

Info: 
Comitato Promotore Ricorso Family Caregiver 
Chiara Bonanno 
tel. 333 9426324, 
M.Simona Bellini 
tel. 333 9294288,

lunedì 8 settembre 2014

Giustizia per i caregiver familiari



22 Settembre. Tenete a mente questa data, perché, se tutto dovesse andare per il verso giusto, potrebbe essere scritta una pagina storica nella lunga e faticosa battaglia per il riconoscimento dei diritti umani dei “caregiver familiari”; quelle persone, cioè, interamente votate all’assistenza h 24 di un familiare affetto da una grave ed invalidante patologia, costretti a rinunciare ad una normale vita lavorativa per assicurare al proprio congiunto cure ed affetto a domicilio. Il 22 settembre si terrà, davanti ai magistrati del Tribunale del Lavoro di Roma, la seconda udienza del processo avviato attraverso il ricorso collettivo di cui sono state promotrici Chiara Bonanno e Maria Simona Bellini Palombini. Proprio a quest’ultima, mamma di Letizia, donna coraggiosa e instancabile, abbiamo rivolto alcune domande per cercare di capire il tipo di vita che conduce e, soprattutto, cosa si aspetta dall’attuale classe dirigente che si propone di avviare un cambio di passo nella vita dei cittadini.

In che cosa consiste l’attività di un Caregiver Familiare?

Il Family Caregiver è il familiare che si prende cura in ambito domestico di una persona non autosufficiente a causa di una severa disabilità, colui che a costo di non avere una vita propria non vuole istituzionalizzare il proprio caro per consentirgli di fare una vita dignitosa tra i propri affetti e nel proprio ambiente. È quasi sempre una persona che viene annullata totalmente a causa della mancanza di supporti pubblici adeguati e alla quale vengono negati i diritti umani fondamentali come quelli alla salute, al riposo, alla vita sociale. E questo, tra le nazioni civili, accade solo in Italia dove il Caregiver Familiare viene totalmente ignorato e sul quale viene caricato il peso maggiore di un welfare in totale disgregazione. L’inciviltà dell’Italia da questo punto di vista non ha veramente limiti ed è mortificante, come cittadini italiani, sapere che tutte le Nazioni europee hanno legiferato a favore dei Caregiver Familiari, anche quelle che spesso vengono considerate in ritardo rispetto alle altre, come Romania e Grecia. Quest’ultima nel 2011, in piena crisi economica, ha emanato una legge a tutela dei Caregiver Familiari, considerandoli un sicuro investimento per evitare il totale smantellamento del welfare per cause economiche, esattamente il contrario di quanto sta facendo l’Italia che invece, per motivi di bilancio sta tagliando ovunque i supporti proprio alle famiglie più fragili mentre sprechi, corruzione, privilegi per pochi, continuano a dilagare trascinando l’Italia in un clima di decadenza politica e morale senza precedenti.

Che cosa chiedete da anni alla politica?

Chiediamo un riconoscimento giuridico che inquadri la figura del Caregiver Familiare tra quelle di prevalente riferimento del welfare. Chiediamo che in conseguenza di questo riconoscimento il Caregiver Familiare possa avere accesso prima di tutto ai diritti umani fondamentali riconosciuti a tutta l’umanità. Il diritto ad una vita dignitosa in cui si possa riposare adeguatamente, ci si possa nutrire, ci si possa curare e fare vita sociale senza doversi necessariamente annullare a causa di uno Stato colpevolmente assente. Per raggiungere questi obiettivi minimi non occorrerebbe molto, basterebbe una volontà politica che assolutamente non c’è! Sarebbe sufficiente riconoscere al Caregiver Familiare un’assicurazione integrativa che gli permetta di essere sostituito adeguatamente quando egli avesse necessità di curarsi, di staccare la spina, di ricaricarsi. Sarebbe sufficiente che al Caregiver Familiare venissero riconosciute le malattie professionali di cui soffre in modo tale che egli possa – sia in termini economici che di tempo – curarsi adeguatamente, anche per permettergli di proseguire la sua fondamentale opera di assistenza e cura senza decadere anch’egli in una situazione di disabilità. Sarebbe sufficiente riconoscere il lavoro di cura come meritevole di coperture previdenziali per l’accesso – anche anticipato – ad una pensione dignitosa invece di “punirlo” con il rischio di una vecchiaia in povertà a causa della propria insostituibile opera. Non dimentichiamo che questi tre fondamentali elementi di tutela per il Caregiver Familiare, vengono largamente concessi a categorie di lavoratori considerati “usurati” a causa della propria professione. Professione che, ovviamente, prevede un impegno limitato nel tempo. Solo i Caregiver Familiari offrono il proprio impegno senza alcuna interruzione, 24 su 24, 365 giorni l’anno, senza ferie ne’ festività. Probabilmente perché non fanno parte di alcuna lobby ma anche e soprattutto perché non hanno padrini, né politici né morali, che intendano farsi carico di un’emergenza sociale sommersa ed ignorata dai più e che prima o poi esploderà tra le mani di una politica meschina che preferisce occuparsi d’altro!

Perché è necessaria una legge sul cd. “Dopo di noi”?

Ci si chiede perché per la politica parlare di “dopo di noi” coincida solamente con il “cercare una casa” per le persone con disabilità rimaste senza i familiari. Nessuno si chiede «Chi sono state queste persone fino alla morte dei familiari? “Dove” e “come” hanno vissuto, amato, comunicato? …nulla. Perdere i familiari caregiver per la politica italiana, che è l’unica nazione europea a non averli riconosciuti, coincide con il perdere l’identità. Ed infatti è così che il nostro paese tratta queste persone: come “cose” che possono essere liberamente collocate dov’è più conveniente per la loro gestione. Anche nelle recenti proposte di legge tutto è concentrato nel “dove metto” la persona con disabilità senza famiglia. E questo è qualcosa di brutale, tanto più che generalmente si parla di persone con gravi ritardi cognitivi o con problematiche psichiatriche. La caratteristica di queste disabilità è proprio il fatto che l’identità, il “se’” di queste persone viene formato nel tempo dal fitto groviglio di relazioni affettive, di abitudini ritmate nel tempo, di oggetti, suoni, odori familiari…insomma è la consuetudine, la familiarità che fa sentire questa persona “individui”. Perfino quando si parla di trapiantare una pianta in un vaso più grande si raccomanda di mantenere intatto l’intero groviglio di terra e radici che componevano il precedente vaso! Ma poi… il travaso è veramente necessario ed utile? E per chi? Una persona istituzionalizzata costa alla collettività una somma altissima, perché tale somma non riguarda che in minima parte l’assistenza (di cui si tende a spendere sempre di meno arrivando anche a rapporti di 1 operatore ogni 8 o 12 persone) o il costo relativo all’alloggio, ma viene in larga parte spesa per l’amministrazione e gestione del personale, la rappresentanza, la vigilanza ecc. tutte cose che non sarebbero necessarie se non si concentrassero le persone esclusivamente perché portatrici di problemi finendo per potenziare quelle stesse problematiche invece che diluirle nella quotidianità dei “normali”. Si può e di deve poter investire sulla dignità delle persone con disabilità, mettendo questa (la dignità e i loro diritti umani) al primo posto dove invece sono attualmente collocati gli interessi di chi si propone solamente di sottrarre persone con bisogni particolari dalla vista della collettività. Quindi il cosiddetto “Dopo di Noi” dovrebbe semplicemente – e ancora una volta non è così difficile – prevedere la possibilità di rimanere nel proprio ambiente, quello realizzato dal caregiver “Durante Noi”! Ma in questo caso che fine farebbero i fondi a questo destinati e soprattutto quanti sciacalli rimarrebbero a bocca asciutta?

Cosa fate per far conoscere la vostra battaglia all’opinione pubblica?

Purtroppo anche la stampa, al soldo del potente di turno (non per nulla siamo al 69 posto nella classifica mondiale relativa alla libertà di stampa, Global Press Freedom Ranking) a parte pochi coraggiosi giornalisti che credono e sanno ancora fare la loro professione, è assente e superficiale. L’impegno mediatico è costante e viaggia soprattutto sui social network dove gli stessi Caregiver Familiari hanno la possibilità di divulgare informazioni sulla propria condizione e denunciare lo stato di abbandono nel quale lo stato lascia le famiglie con severa disabilità. Tuttavia l’attività divulgativa di iniziativa individuale viene svolta con immenso sacrificio, nei brevissimi ritagli di tempo consentiti e spesso in condizioni di disagio e sacrificio. È per questo motivo che, soprattutto attraverso Facebook, si è spontaneamente formato un gruppo di lotta perché finalmente la figura del Caregiver Familiare abbia le risposte che un paese civile avrebbe dovuto già dare molto tempo fa. Un gruppo di lotta che si è attivato per un ricorso collettivo che riconosca almeno i diritti umani più elementari ai Caregiver Familiari, vera colonna portante del nostro welfare. Ha già avuto luogo un’udienza al Tribunale di Milano lo scorso 15 Luglio, dove lo stesso ricorso è stato respinto per un motivo prevalente, quello che vedeva la figura del Caregiver Familiare non perfettamente delineata e, soprattutto, giuridicamente collocata, nonostante nelle motivazioni del ricorso fosse abbondantemente descritto l’impegno costante e senza soluzione di continuità. Pertanto, afferma il Magistrato del Tribunale di Milano che è compito del Parlamento riempire questa lacuna normativa. Ma la politica italiana se ne disinteressa, colpevolmente e altrove affaccendata, preferendo, nell’ambito della disabilità, impegnarsi in teatrini volti solamente alla visibilità e alla ricerca del consenso della massa, come nel caso delle docce gelate a favore di un’unica patologia, come se tutte le altre non autosufficienze nemmeno esistessero. Il 22 Settembre prossimo ci sarà la seconda udienza, questa volta presso il Tribunale del Lavoro di Roma. I Caregiver Familiari sono molto agguerriti, come solo persone allo stremo possono essere, e stanno organizzando un presidio il giorno dell’udienza per sostenere i propri diritti, perché uno Stato non si possa più permettere di ricattare un’intera categoria di persone in nome dell’amore che provano per i propri cari. Questa volta è certo che la figura del Caregiver sarà perfettamente delineata, i documenti presentati parlano chiaro! Cosa farà questa volta la Giustizia per mettere la politica di fronte alle proprie responsabilità? Nell’attesa i Caregiver Familiari stanno denunciando la propria situazione anche all’estero dove nessuno fino a poco fa sapeva nulla della vergognosa assenza dello stato italiano e non si fermeranno. A livello internazionale ha già trovato molto consenso e sostegno l’iniziativa legata al nastro arancio-blu a sostegno dei diritti del Family Caregiver e i colori scelti hanno un significato profondo: arancio per i diritti umani e blu navy contro la schiavitù. Perché, anche se può sembrare una forzatura, di fatto non lo è: i caregiver italiani vivono veramente in uno stato di schiavitù indotta dalla costrizione operata da amministrazioni assenti e sotto la costante minaccia che le persone care possano restare senza alcuna assistenza, il che, per persone così fragili e dipendenti, equivarrebbe alla morte. I Caregiver Familiari italiani non hanno dunque alcuna intenzione di cedere, nonostante siano allo stremo delle forze, fino ad arrivare alla Corte Europea per i Diritti Umani e al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. E sarà l’ennesima figuraccia per l’Italia, un paese dalla storia millenaria che sta svendendo il proprio popolo e il proprio passato in nome di una politica connivente e corrotta.

giovedì 4 settembre 2014

Udienza di Roma



L'udienza sarà alle ore 9.00 presso la sezione lavoro del Tribunale Ordinario in via Lepanto, 4. L'appuntamento è alle ore 8.30 alla fermata della Metropolitana nell'angolo fra Via Lepanto e Viale Giulio Cesare.



Tutte le persone interessate sono invitate a partecipare ed a sostenerci in questa nostra battaglia.
Saranno distribuiti adesivi ed il nastrino della consapevolezza per i diritti umani del familiare caregiver.

Aiutateci a non essere più invisibili!


giovedì 31 luglio 2014

Il nastro per sostenere i diritti Familiari Caregiver

Da un'idea della vulcanica Maria Simona Bellini è nato il nastro della consapevolezza per sostenere i diritti dei caregiver.




I colori scelti sono l'arancio contro la schiavitù, condizione vissuta da molti familiari come spiegato qui, ed il blu navy per i diritti umani.

Costruirselo è alla portata di tutti: è sufficiente sovrapporre i due nastri di colore diverso.
Vi invitiamo quindi ad attaccarlo sui  vestiti, sulla borsa, sul lunotto posteriore della nostra auto, sul portapenne in ufficio, sul carrello per la spesa o dovunque vi venga in mente.
Divulghiamolo sul web con tutti i mezzi, traduciamo il suo significato e mandiamolo in giro per il mondo, perché in Italia, finalmente, I CAREGIVER ESCANO DALL'INVISIBILITA' in cui sono stati relegati da istituzioni miopi e corrotte! La nostra battaglia la vinceremo anche così!


ATTENZIONE: il nostro nastrino ha varcato i confini Italiani e sta cominciando a diffondersi all'estero, stiamo infatti ricevendo sostegno dagli USA, dalla Nuova Zelanda, dall'Europa dell'Est...(scriverò man mano gli altri luoghi del mondo che si aggiungono). 

Tutti possono aiutarci: contattate parenti, amici, associazioni di familiari, persone con disabilità e non all'estero coinvolgendoli con questo messaggio:
Inglese "Dear far friend,
I am an Italian parent of a child with hard disability.
I need your help if you want...
In Italy we have not any rigth as Family Caregiver and then we want to do something...
Please, could you help us?
If you want I say you what to do for us
Please share this image on your FB page, on your FB groups and with ALL your friends but EXPECIALLY put this ribbon (the colors is blue navy and orange) on your dress and take a picture. Send me it and I will realize a photo album with our supporter all over the world! Please send me many pictures with people with ribbon: you, your daughters and sons, your friends... more that you can, with name and Country if you want!
Italian disabled families send you a big hug.
Orange and Blue: This is our awareness ribbon for human rights of family caregivers, expecially Italian ones, where it is started the campaign. Effectively they not have access to rest, health and socialization because they have not any support from Italian public establishment.


Francese:

Le -Family Caregiver- est un individu ayant à charge une personne de sa propre famille souffrant d'un handicap grave. Le mouvement "Nastro della consapevolezza" lancé pour les Family caregiver se bat pour que les droits de l'homme en faveur des personnes handicapées soient respectés. Le mouvement lancé en Italie en août 2014, a pour but de faire respecter ces droits. Dans certains pays comme en Italie, la condition des Family Caregiver est souvent déplorable sans aucun système juridique reconnu. Les droits fondamentaux tels que l'accès aux soins, à la vie sociale ne sont pas respectés.
Les Family Caregiver ont le sentiment d'être abandonnés alors qu'en même temps toute la famille doit faire face le plus souvent à une situation économique des plus précaires.
Le soin et l'assistance sont laissées à la charge de la famille sans aucune aide des services publiques .
Nous souhaitons faire connaitre notre mouvement à travers les réseaux tels que Facebook , twitter et différents blogs .. 
Mais aussi à travers d'autre moyens de communication des plus créatifs."


Spagnolo: "El Family Caregiver (Cuidador familiar) es alguien que - en su casa - se cuida de un familiar con una discapacidad severa. En relación a la iniciativa "Cinta de la conciencia" ( lanzada en Italia en agosto de 2014) los colores de los Cuidadores Familiares son el color naranja para defender los "derechos humanos"  y  el azul marino contra la esclavitud. De hecho, en algunos países (en Italia de manera particular) la condición del cuidador familiar es - a menudo - inhumana, sin ningún derecho legalmente reconocido, incluso los derechos humanos básicos como el derecho al descanso, a la salud y a la vida social.Por lo general, el cuidador familiar se queda completamente sólo  y no tiene posibilidad de cuidarse de su propia salud,  mientras las condiciones económicas de toda la familia a menudo caen en la pobreza.El cuidado y la asistencia de la persona con discapacidad pesan totalmente sobre la familia, sin ningún apoyo de las instituciones públicas. Los defensores  de los derechos de los cuidadores familiares llevan cinta azul/naranja en sus ropas, en sus páginas web (Facebook, Twitter, Blog, etc.),  sino también en sus coches y en muchas otras formas entre las más creativas.



Tedesco: der Family Caregiver ist derjenige der in der häuslichen Umgebung einen Familienangehörigen mit schwerer Behinderung betreut.

Die Farben der Initiative für die FC, in Italien ab August 2014 gestartet, des "Bewusstseinsband" sind orange für die "Menschenrechte" und
navyblau gegen die Sklaverei. In einigen Ländern und vor allem in Italien ist die Kondition der FC oft unmenschlich, ohne Anerkennung jeglicher Rechte, sogar die Grundrechte wie z.B. das Recht sich auszuruhen, auf die Gesundheit und auf ein gesellschaftliches Leben.
De facto bleiben die FC vollkommen auf sich selbst angewiesen und können die eigene Gesundheit nicht pflegen während die wirtschaftliche Lage der ganzen Familie oft in die Armut abstürzt. Die Pflege und die Betreuung werden ganz der Familie der behinderten Person überlassen ohne jeglicher Unterstützung von Seiten der öffentlichen Institutionen. Wer die Rechte der FC unterstützt zeigt an der eigenen Kleidung einen blauorangenen Band, an der Website (u.a. social Networks) aber auch an den Autos und in den einfallsreichsten Arten der Kreativität.


Rumeno: "Familia Caregiver este cel care are grija in casa de un membru al familiei cu grave dizabilitati. Culorile miscarii "Panglica di sensibilizare" pentru familiile Caregiver lansata in Italia in august 2014 sunt portocaliu pentru "drepturile umane" si bleumarin impotriva sclaviei.

De fapt, in unele tari, si in special in Italia, starea familiei Caregiver este de multe ori inumana, fara nici un drept recunoscut de lege, chiar si drepturile fundamentale ale omului, cum ar fi odihna, sanatatea si viata sociala. De fapt, familiile Caregiver sunt lasate complet singure si nu pot avea grija de propria sanatate, in timp ce conditiile economice ale intregii familii ajung de multe ori la saracie. De ingrijire si asistenta este in totalitate responsabila familia persoanei cu dizabilitati, fara nici un sprijin din partea institutiilor publice.
Sustinatorii drepturilor familiilor Caregivers au panglica albastra/portocalie pe hainele lor, pe paginile lor web (Facebook, Twitter, blog, etc), de asemenea, pe masini si in multe alte feluri, printre cele mai creative."

Arabo: "هو الشخص الذى. يعتني بفرد له من العائلة يعاني من إعاقة تامة. "شارة الوعي" هي المبادرة التي وقع اعتمادها في ايطاليا أوت 2014 والتي تخص عائلة ذوي الاحتياجات. الخاصة. تتمثل في شارة باللون البرتقالي واالازرق, البرتقالي يرمز لحقوق الإنسان اما الأزرق فيرمز إلى نبذ سياسة العبودية في بعض البلدان و خصوصا ايطاليا تعاني غالبا عائلة المعوق من وضع لا انساني, لا يتمتعون. بأبسط الحقوق ولا حتى الإنسانية منها مثل الحق في الراحة في المعالجة والصحة و في الحياة الاجتماعية. هذه العاءلات هي مهملة ووضعها المادي في تراجع يصل إلى حدود الفقر, كل المسؤولية تقع على عاتقهم من دون أي دعم من طرف المؤسسات العامة لدولة. داعمي حقوق caregiver. يحملون الشارة الزرقاء و البرتقالية على ملابسهم وعلى صفحات الفيسبوك و تويتر وحتى على سياراتهم, يحملونها دائما و بطرق مختلفة و مبتكرة."


Albanese:"Kujdestar në Familje (Family Caregiver ) është personi që kujdeset për një nga familjarët me aftësi të kufizuara, në mjediset e shtëpisë. Ngjyrat e nismës “Shiriti i ndërgjegjësimit” për Kujdestarët në Familje, e ndërmarrë në Itali në gusht të vitit 2014, janë portokalli për “të drejtat e njeriut” dhe blu e thellë kundër shfrytëzimit. Në fakt, në disa vende, sidomos në Itali, kushtet e Kujdestarëve në Familje janë çnjerëzore, pa të drejta të njohura juridikisht. Madje ata nuk gëzojnë as të drejtat themelore të njeriut, siç janë pushimi, kujdesi për shëndetin dhe jeta sociale. Në fakt, kujdestarët në familje janë tërësisht vetëm e nuk kanë mundësi të kujdesen për shëndetin e tyre, ndërkohë që kushtet ekonomike të të gjithë familjes variojnë deri në kufijtë e varfërisë. Familja e zhvendos të gjithë kujdesin dhe ndihmën të personit me aftësi të kufizuara në dorë të tyre, të cilët nuk mbështeten aspak nga institucionet publike. Mbështetësit e të drejtave për Kujdestarët në Familje e mbajnë shiritin blu/portokalli në veshjet e tyre, në faqet e internetit (Facebook, Twitter, Blog etj.), por edhe në automjetet dhe në shumë mënyra nga më krijueset."



Ungherese: A Csalàd Gondozo az a szemèly aki gondoskodik a csalàdtag otthoni korulmènyek sulyos mozgassèrultekrol.

A szinek " Tudatossag Szalaga" Csalòd Gondozo indult Olaszorszagban Agusztusban 2014 -ben A narancs szin " Emberi jogok " a Kèk szin a rabszolgasàg ellen " Sot egyes Orszagokban kulonosen Olaszorszàgban a feltetele a Csalàd Gondozo gyakran embertelen, anèlkul,hogy megfelelo jogi elismerès ,mèg az alapveto jogokat mint pèldàul az egyik nyugalomban az egeszsègugy ès a tàrsadalmi èletben. Tèny ,hogy a "Csalàd Gondozo" maradt teljesen egyedul,nem gyogyithato egeszsèugyi ès gazdasàgi korulmenyek tobb csalàd gyakran esik szegènysègben.
 A gondoskodàs ès a tàmogatàs teljesen megbizott a csalad mozgassèrult szemèlyek tàmogatasàval( Segitsège az Allam nèlkul. ) . A jogi aktivitàsok a "Csalàd Gondozo" mutatja a kèk ès a nyarancssàrga ruhàjukat a sajàt weboldalon (Facebook,Twitter,Blogok, S.T.B.......) Hanem az autok ès màs modon egyik legkreativabb."

Polacco:
"Rodzinny Opiekun to osoba, która zajmuje się w domu członkiem rodziny o bardzo wysokim stopniu niepełnosprawności.
Akcje mającą na celu rozpowszechnienie sytuacji osób dotkniętych niepełnosprawnością, która narodziła się we Włoszech w 2014 roku, symbolizuje  "Wstażka Świadomości" w kolorach pomarańczowo-granatowym, gdzie kolor pomarańczowy oznacza prawa człowieka, natomiast granatowy symbolizuje niewolnicze oddanie.
 W rzeczywistości, w niektórych krajach, a zwłaszcza we Włoszech, sytuacja Rodzinnych Opiekunów często jest nieludzka, nie istnieje  żadne  prawo regulujace nawet ich najbardziej  podstawowe potrzeby, takie jak prawo do odpoczynku, opieki zdrowotnej i kontaktów międzyludzkich, z uwagi na całodobową opiekę. W rzeczywistości, Rodzinny Opiekun pozostaje zupełnie sam, nie ma możliwości zadbania o własne zdrowie i warunki ekonomiczne dla całej rodziny,  co często doprowadza do skrajnego ubóstwa. Opiekę nad chorym sprawuje wyłącznie najbliższa rodzina,  nie mogąc liczyć na minimalne wsparcie ze strony instytucji publicznych.  
 Zwracamy sie z goracą prośbą do wszystkich zwolenników naszej akcji o eksponowanie wspomnianych pomarańczowo - granatowych wstążek na ich ubraniach, na  stronach internetowych, portalach społlecznościowych (Facebook, Twitter, blog, itp), ale także na samochodach oraz wszelkich innych widocznych dla społeczenstwa miejscach.. ."



Facciamo conoscere al mondo la nostra battaglia per i diritti umani del familiare caregiver italiano!!!






Mi raccomando divulgate!








giovedì 24 luglio 2014

Chiara, ai domiciliari ma senza reato

Chiara e' una delle migliaia di persone costrette all'invisibilita', a rinunciare alla propria vita per prestare cure e assistenza ad un proprio familiare gravemente disabile. 
l'ADNKRONOS ha raccolto la sua storia....




giovedì 17 luglio 2014

La sentenza di Milano

Sapevamo che sarebbe stata dura perché in Italia non vogliono, ne hanno mai voluto vederci: noi siamo indispensabili ma per tenerci schiavi devono far finta che non esistiamo.
Siamo delusi e furibondi soprattutto per la mancanza di rispetto dimostrata andando a sentenza immediatamente senza prestare la dovuta attenzione ai documenti depositati.
Come mai una sentenza così veloce?
Che i caregiver non avessero una norma di riferimento in Italia è cosa che sapevamo fin dall'inizio tant'è che in Tribunale ci siamo finiti proprio per questo motivo.
Che l'Inps non sia l' ente preposto all'erogazione previdenziale ci pare una affermazione abbastanza discutibile.
Che nel ricorso non venga tratteggiato con sufficienza l' istituto - visti anche i numerosi richiami alle normative straniere - appare francamente incredibile!
E' inutile sottolineare che consideriamo la sentenza deludente , non tanto perché ha rigettato la nostra domanda, di cui abbiamo sempre affermato la difficile accoglibilità, quanto per il modo con cui la stessa è stata valutata: in maniera distante, fredda, marmorea laddove ciò che si chiedeva era una maggiore empatia e partecipazione per la  difficile situazione dei familiari caregiver della quale nessuno vuole, non solo farsi carico, ma nemmeno rendersi partecipe.
Gli aspetti negativi finiscono qui, ora inizia un' altra battaglia per il riconoscimento della figura del caegiver familiare,  perché sarebbe un peccato se da questa prima sconfitta dovesse venir meno lo slancio e la voglia che ci hanno sempre caratterizzato.
Dunque andiamo avanti, facendo tesoro di questa sconfitta perché oggi a differenza di ieri l'obiettivo è senz'altro più vicino, e stiamo già preparando la controffensiva!!!
Per chi vuol farsi venire il mal di stomaco questa è la sentenza, ma, comunque ci vediamo a Roma a settembre più agguerriti che mai!!!!








mercoledì 16 luglio 2014

Rassegna stampa udienza Milano.....



Si riporta una breve rassegna stampa che verrà aggiornata man mano:

Corriere della Sera
Caregiver «invisibili» per i giudici
Non accolta la richiesta di riconoscimento giuridico del «lavoro» di cura dei propri cari malati. A settembre udienza a Roma
di Maria Giovanna Faiella

Una manifestazione di «caregiver»
Ogni giorno si prendono cura dei loro cari, non in grado di svolgere le normali attività della vita quotidiana a causa di una malattia o disabilità grave o gravissima. Ma, a differenza di altri Stati europei, nel nostro Paese i caregiver familiari non possono contare su strumenti di tutela che riconoscono il loro “lavoro” di cura invisibile. Proprio per chiedere il riconoscimento giuridico di questa figura anche in Italia, due anni fa su iniziativa del Coordinamento nazionale famiglie disabili gravi e gravissimi, alcuni caregiver hanno intrapreso - col supporto di un team di giuristi e avvocati - un’azione legale collettiva nei confronti dello Stato, presentando ricorsi in tre diverse città (circa 400 i partecipanti tra Milano, Roma e Palermo). Lo scorso 15 luglio si è svolta la prima udienza presso la sezione Lavoro del Tribunale di Milano, che ha dichiarato «nullo» il ricorso.
Diritti ignorati
«Siamo delusi soprattutto per come siamo stati trattati - racconta Valentina Galia, mamma di un ragazzo di 17 anni che soffre di una malattia genetica rara -. Durante l’udienza, gli avvocati dell’Inps hanno sostenuto che abbiamo il “dovere morale” di assistere i nostri figli e ora stiamo solo cercando di mercificare la loro condizione». Si sentono ancora una volta vessati i careviger: assistono i loro congiunti con dedizione e amore, ma spesso sono logorati da un carico assistenziale senza pari e costretti a lasciare il lavoro o a chiedere il part time. Se si ammalano, può capitare che non si curino perché non hanno nemmeno il tempo per fare visite ed esami. In casi estremi, si propone loro il ricovero dei propri congiunti in istituto, peraltro con costi a carico dello Stato. «Da vent’anni ci battiamo per il riconoscimento di tutele previdenziali, sanitarie e assicurative, che consentano al caregiver familiare l’accesso a diritti fondamentali, come quello al riposo o alla salute - sottolinea Maria Simona Bellini, mamma di una ragazza cerebrolesa di 25 anni -. Qualche anno fa la Camera dei deputati aveva approvato una proposta di legge, che però era stata bloccata dalla commissione Bilancio del Senato per carenza di fondi».
Vuoto normativo
Ora la sentenza del Tribunale di Milano non ha accolto il loro ricorso. I motivi? Secondo la sentenza dei giudici, «il problema che viene sottoposto all’autorità giudiziaria, per contenuti e forme, dovrebbe trovare la propria risoluzione tra le aule del Parlamento». «Proprio perché c’è una lacuna normativa - riferisce l’avvocato Marco Vorano, che ha seguito la causa - abbiamo fatto ricorso al giudice come extrema ratio per chiedere il riconoscimento giuridico di un ruolo che i caregiver già svolgono. Nelle quaranta pagine di memoria abbiamo definito in che consiste il loro lavoro, specificando inoltre qual è la legislazione in materia in altri Paesi europei, dove viene riconosciuto loro un valore non solo morale ma anche economico e sociale».
Risparmi per la collettività
Senza i caregiver, il “costo” economico delle tante persone che hanno bisogno di assistenza continua sarebbe insostenibile per lo Stato, e quindi per la collettività. «Ci auguriamo - continua il legale - che l’attuale governo, che sembra attento ai bisogni dei più fragili, ascolti e raccolga le istanze di migliaia di famiglie che chiedono semplicemente la tutela dei loro diritti». Lo hanno capito in altri Paesi europei. Del resto, la stessa Corte di Giustizia europea ha stabilito che il divieto di discriminazione per ragioni di disabilità si applica non solo alla persona interessata ma anche a chi l’assiste.
Riconosciuti perfino in Grecia
«In molti Stati sono già previsti benefit e contributi previdenziali per i caregiver - fa notare Chiara Bonanno, mamma di un ragazzo di 18 anni con tetraparesi spastica -. Abbiamo raccolto le esperienze europee anche nel blog La cura invisibile. Tra i Paesi che hanno già legiferato da tempo c’è perfino la Grecia: nonostante la crisi economica, ha introdotto norme che riconoscono il valore sociale svolto dai caregiver familiari quale sostegno fondamentale per il welfare». «Anche alcune regioni italiane - aggiunge Bellini - hanno riconosciuto con proprie leggi il ruolo dei caregiver». E loro non si arrendono: stanno già preparando un supplemento di documentazione in vista della prossima udienza che si terrà a Roma a settembre.



Redattore Sociale, 15 Luglio 2014
(RED.SOC.) MILANO – C’e’ il papa’ che da sette anni dorme in media due ore a notte perche’ deve vegliare il figlio attaccato al respiratore. Oppure la mamma che ha perso il lavoro e che non si fa operare all’anca da anni perche’ non puo’ assentarsi da casa. Tutto questo per accudire un figlio disabile grave o gravissimo, che ha bisogno di un’assistenza 24 ore su 24, per 365 giorni all’anno. Oggi al Tribunale del Lavoro di Milano si e’ svolta la prima udienza del ricorso collettivo contro l’Inps, in cui i familiari dei disabili gravi chiedono il riconoscimento giuridico del loro ruolo sociale di “caregiver”: senza di loro lo Stato dovrebbe spendere milioni di euro per garantire un’assistenza a questi cittadini che hanno gravi disabilita’. “Il riconoscimento giuridico, per esempio, permetterebbe un contributo economico da utilizzare per pagare assistenti familiari per farci sostituire quando abbiamo bisogno di riposare o di farci curare -spiega Antonino Abate, responsabile per la Lombardia del Coordinamento nazionale Famiglie disabili gravi e gravissimi-. Oppure di avere piu’ permessi di lavoro o ancora il prepensionamento. La nostra vita e’ totalmente dedicati ai nostri figli o parenti, abbiamo diritto ad un aiuto”. A Milano sono 80 le famiglie che partecipano al ricorso collettivo. Altre cause sono state presentate a Roma (prima udienza 22 settembre) e a Palermo (udienza 11 dicembre). In tutto 400 famiglie. I figli disabili hanno ovviamente dei contributi previdenziali, anche se spesso sono insufficienti. Il problema e’ che i loro genitori sono senza diritti. Per questo hanno anche scritto al ministro del Lavoro Giuliano Poletti perche’ vogliono incontrarlo per spiegare la loro situazione e le loro esigenze. “Ci sentiamo offesi dalla posizione assunta oggi dagli avvocati dell’Inps -sottolinea Antonino Abate-. Hanno sostenuto che noi abbiamo un dovere morale di assistere i nostri figli e che ora stiamo solo cercando di mercificare la loro condizione. Come si fa a dire una cosa del genere a genitori che stanno dando la vita per i loro figli? Il punto e’ che vogliamo che lo Stato ci riconosca e ci tuteli. Non vogliamo certo sottrarci al nostro ruolo di genitori”. “Abbiamo chiesto al giudice del lavoro di applicare il principio di analogia -spiega l’avvocato Marco Vorano, che ha curato la causa-. Verso le persone che hanno un lavoro usurante il nostro ordinamento riconosce alcuni diritti e tutele. Cosi’ pensiamo debba essere anche per i caregiver familiari, visto che la loro vita e’ totalmente dedicata alle persone che assistono, con un indubbio vantaggio per lo Stato. Nel nostro Paese c’e’ un vuoto legislativo, noi chiediamo al giudice di riconoscere giuridicamente la figura del caregiver familiare. Non chiediamo altro. Spettera’ poi al legislatore specificare di quali tutele potranno beneficiare. Inoltre rivolgiamo un appello al governo Renzi perche’ ci ascolti e raccolga le istanze di migliaia di famiglie che vivono una situazione molto difficile”. (dp)

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Superando, 15 Luglio 2014
Superando

Per riconoscere e tutelare il lavoro di cura familiare
Arriva finalmente in Tribunale, a Milano, e nei prossimi mesi a Roma e a Palermo, il ricorso collettivo nazionale presentato per ottenere il riconoscimento e la tutela del lavoro di cura dei caregiver familiari, coloro cioè che in àmbito domestico si prendono cura di un congiunto affetto da grave disabilità e non in grado di compiere autonomamente gli atti necessari alla propria sopravvivenza e al proprio benessere
Come avevamo riferito qualche tempo fa, è arrivato finalmente il giorno, dopo numerosi rinvii, della prima udienza(aperta al pubblico), presso il Tribunale di Milano, riguardante il ricorso collettivo nazionale, intentato nei confronti dell’INPS, per il riconoscimento del lavoro di cura dei caregiver familiari– coloro cioè che in àmbito domestico si prendono cura di un congiunto affetto da grave disabilità e non in grado di compiere autonomamente gli atti necessari alla propria sopravvivenza e al proprio benessere – figure del tutto disconosciute dalla legislazione italiana, come frequentemente si può leggere anche sulle pagine del nostro giornale.«Dopo quasi vent’anni di richieste rivolte a un Parlamento sordo e distratto – spiegano i responsabili del blog La Cura Invisibile, nato proprio con l’obiettivo di condurre la battaglia giuridica per il riconoscimento in Italia dei diritti del familiare caregiver e del lavoro di cura -, che non è stato in grado di riconoscere con una norma il valore sociale svolto dai caregiver familiari quale sostegno fondamentale per un welfare sempre più assente, questi sono passati alle vie legali per ottenere l’accesso a quei diritti che in tutti gli altri Paesi europei da tempo sono un dato di fatto».
All’udienza di Milano – cui parteciperà una folta delegazione di ricorrenti – seguiranno nei prossimi mesi quelle di Roma e di Palermo. Le rivendicazioni – che tra ricorrenti e sostenitori possono già contare su migliai di aderenti – includono il riconoscimento di tutele previdenziali, sanitarie e assicurative, che consentano al caregiver familiare l’accesso a diritti fondamentali dell’uomo, quali quelli al riposo, alla salute e alla vita sociale, ad essi del tutto negati nel nostro Paese.Da segnalare infine che a seguire tale azione legale sono alcuni professionisti impegnati sui diritti individuali della persona, come l’avvocato Marco Vorano e il giurista Paolo Cendon, già tra gli artefici, quest’ultimo, delle leggi sul danno esistenziale e sull’amministrazione di sostegno. Rispetto alla questione dei caregiver, ne segnaliamo anche un parere pro-veritate, disponibile nel citato blog La Cura Invisibile. (S.B.)
Per ulteriori approfondimenti sulla materia oggetto della presente nota, oltre ai numerosi articoli pubblicati dal nostro giornale (in particolare a firma di Giorgio Genta, Simona Bellini e Chiara Bonanno), i cui Autori sono rintracciabili nella Sezione Mappa del sito – Ricerca avanzata – Autore, suggeriamo anche la consultazione del blog La Cura Invisibile.Per informazioni: lacurainvisibile@gmail.com.

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Milano Notizie (Corriere del Web), 14 Luglio 2014

Domani 15 Luglio a Milano la prima udienza per i diritti umani dei caregiver familiari
Finalmente, dopo numerosi rinvii, nella sede del Tribunale del Lavoro di Via Pace di Milano, avrà luogo domani, 15 Luglio 2014 alle ore 10,30, la prima udienza relativa al ricorso collettivo intentato contro l'INPS da numerosi cittadini italiani per il riconoscimento giuridico del caregiver familiare. Il caregiver familiare è colui che, in ambito domestico si prende cura di un congiunto affetto da grave disabilità e non in grado di compiere autonomamente gli atti necessari alla propria sopravvivenza e al proprio benessere. Dopo quasi 20 anni di richieste rivolte ad un Parlamento sordo e distratto, che non è stato in grado di riconoscere con una norma il valore sociale svolto dai caregiver familiari quale sostegno fondamentale per un welfare sempre più assente, questi sono passati alle vie legali per ottenere l'accesso a quei diritti che in tutti gli altri Paesi europei (inclusi Grecia, Romania e Polonia!) sono un dato di fatto da tempo.

Seguiranno le udienze di Roma e Palermo per un totale, tra ricorrenti e sostenitori, di diverse migliaia di aderenti. Le rivendicazioni includono il riconoscimento di tutele previdenziali, sanitarie ed assicurative, che consentano al caregiver familiare l'accesso ai diritti fondamentali dell'uomo come il diritto al riposo, alla salute e alla vita sociale, ad essi del tutto negati in Italia.

A seguire i ricorsi è un autorevole team di professionisti da anni impegnati sui diritti individuali della persona (www.personaedanno.it) tra i quali l'Avv. Marco Vorano, paladino del diritto all'accesso alle cure con cellule staminali, e il Prof Paolo Cendon, studioso giurista di fama internazionale e artefice delle leggi sul Danno Esistenziale e sull'Amministrazione di Sostegno. Quest'ultimo sta sostenendo le ragioni dei ricorrenti, in particolare con un suo parere "pro-veritate" che è stato pubblicato su la-cura-invisibile.blogspot.it, il blog di riferimento per ricorrenti e sostenitori del riconoscimento dei diritti del caregiver familiare.
Sarà presente una folta delegazione di ricorrenti che, al grido di "Diritti per i Caregiver", chiederanno l'applicazione di quelle garanzie costituzionali che, se non offerte in tempi brevi dal Governo e dalla politica italiani, contribuiranno a far precipitare l'Italia nel baratro della più oscura inciviltà.